|










|
GLI ITINERARI
Il Sentiero Natura
Puoi cominciare la piacevole passeggiata (di circa 2 km) attraverso la zona A della Riserva Naturale di Macchiatonda.
Seguendo le frecce, potrai introdurti negli ambienti più significativi di quest'oasi piena di preziosi frammenti di ambienti molto diversi.
Per aiutarti a riconoscere ed a conoscere le principali specie animali e vegetali che potresti incontrare, abbiamo sistemato delle tabelle didattiche specifiche.
A te che hai voluto essere qui, sarà forse superfluo ricordare di rispettare ogni cosa e ogni essere vivente, di non abbandonare mai il tracciato e di evitare rumori inutili che possano sovrapporsi ai mille suoni della natura intorno a te.
Ascolta e osserva con attenzione e discrezione.
Ed ora...in cammino!
Dal Laureto alla Piscina
Il nostro itinerario ha inizio dietro la piccola casetta di legno vicino al parcheggio.
Superato il primo dei tanti ponticelli di legno che incontrerai durante il cammino, si gira attorno al piccolo bosco di alloro e olmo (il laureto), la macchia più o meno circolare che ha dato il nome alla riserva.
Verso l'interno si apre il panorama dei Monti della Tolfa, a sinistra della cava di silice, e dei più recenti Colli Ceriti sulla destra, un tempo isole di un mare poco profondo colmato gradualmente dai sedimenti raccolti dai fiumi dell'entroterra. La loro struttura, in gran parte lavica, ci riporta ai periodi inquieti di un ormai lontano passato vulcanico, che tanto ha influenzato la morfologia della provincia di Roma.
Questa prima parte dell'itinerario si conclude con una sosta alla "piscina", una piccola depressione circolare trasformata, grazie ad un costante rifornimento idrico, in un delizioso stagno perenne regno di libellule e rane.
Avvicinatevi alla pozza d'acqua con estrema cautela: potreste sorprendere una biscia che si scalda sul bordo dell'acqua prima che si tuffi con sorpredente rapidità.
Dalla Piscina al primo laghetto
Lasciata la piscina, si attraversa la parte orientale della zona di ripopolamento arboreo per arrivare, tra due piccoli ponticelli, al recinto delle tartarughe.
In mezzo ai prati e sul sentiero non è difficile osservare le tracce (impronti, feci, aculei) di alcuni mammiferi che, sopratutto al calar del sole, vagano in cerca di cibo.
Tra questi sono comuni la volpe e la donnola, ma anche l'istrice, abituale frequentatrice del boschetto di allori.
La seconda incannucciata verso la quale vi state ora dirigendo nasconde un piccolo bacino artificiale utilizzato per la didattica, ove i gruppi di studenti possono approfondire temi specifici risparmiando agli habitat più delicati una problematica convivenza con le scolaresche. Nei capanni di avvistamento è iportante muoversi con cautela.
Entrate uno alla volta nel piccolo osservatorio, facendo il minimo rumore e cercando di non far uscire il vostro binocolo dalle feritoie (gli uccelli possono tollerare qualche piccolo rumore sospetto, ma non resistono di fronte alla vista di qualcosa che possa ricordare, anche lontanamente, la sagoma del loro più accanito persecutore!).
Si prosegue in un paesaggio aperto, occupato fino a pochi anni fa da colture agricole ed oggi ricco di una flora erbacea o semiarbustiva che, seppure non abbia particolare rilevanza botanica, crea un ambiente con una buona biodiversità: il prato naturale. Tale habitat viene mantenuto nel tempo con sfalci stagionali che, effettuati dopo i cicli biologici di insetti e uccelli ne bloccano il naturale dinamismo che evolve all'arbusteto.
La fisionomia dei prati cambia man mano che ci avviciniamo al mare, per influenza del vento salso e delle mareggiate, che possono invadere periodicamente i terreni prossimi alla riva, ed è lì che ora ci porta il sentiero.
Le piante dei prati salmastri prendono il nome di alofite (dal greco halos = sale). Anch'esse hanno il problema della disidratazione e della conservazione di riserve d'acqua nei tessuti: le loro foglie sono sempre carnose e spesso ridotte, come quelle dei rappresentanti delle comunità della duna.
Macchiatonda è ormai una delle poche zone del Lazio dove, al l'inizio dell'autunno, si possa assistere alla splendida fioritura del limonio comune (Limonium Serotinum) e del settembrino (Aster Tripolium). L'erosione marina e la mancanza di duna costiera costringono fortemente lo spazio ove piante pioniere dunali e specie prative iniziano a competere. Ove la mancanza di sabbia genera un gradone argilloso, i rari spruzzi di acqua marina, non permettono lo sviluppo delle piante alofite.
Il Mare
Nel pur breve tratto di spiaggia che ora percorrerete si possono raccogliere e osservare molte conchiglie diverse, insieme ad altri resti spiaggiati come "palle" di posidonia, alghe, uova di molluschi e scheletri di ricci di mare, tutto ciò che, nel "pulito" arenile di uno stabilimento, verrebbe prontamente tolto di mezzo dai solerti rastrelli dei bagnini. Macchiatonda è un cuneo di argilla che entra nel mare e si interpone, come area di sosta, sulle principali rotte migratorie, che gli uccelli utilizzano. La particolare disposizione e forma la rendono riconoscibile da varie popolazioni di migratori che da anni svernano regolarmente in assoluta tranquillità.
Sulla spiaggia si radunano spesso gruppi di gabbiani. Osservateli con attenzione, tra loro potrebbe esservi il gabbiano corso, uno degli uccelli più rari del mondo, esclusivamente legato alle risorse del mare e nidificante con piccole popolazioni in poche isole del Mediterraneo, un mare ancora ricco ma assai poco protetto.
Le "oasi blu", di recente costituzione in varie zone dell'Italia, permettono oggi di esplorare uno dei mondi meno conosciuti dalla gente, eppure così a portata di mano. Quella progettata per Macchiatonda si estende per tutta la linea di costa della riserva, fino a 400 metri dalla riva. Finalmente si potrà "passeggiare" tra variopinte bavose e giovani cernie, al sicuro dalle eliche e dai fucili dei pescatori subacquei, magari pinneggiando in un sentiero natura sottomarino.
Verso i Laghetti
Dopo la sosta sulla spiaggia, rientriamo per compiere un ultimo tratto di cammino in direzione dell'idrovora, attraverso una zona acquitrinosa ricca di giunchi. Se siete i primi visitatori della giornata, potreste vivere l'improvvisa emozione della fuga chiassosa di un beccaccino o della partenza fragorosa di una coppia di germani, sorpresi a nutrirsi nel fitto della vegetazione o in un piccolo canale.
Sono visibili gli osservatori che vi permetteranno di avvicinare gli animali ad una distanza ben minore di quella "di fuga". Dentro le postazioni di osservazione troverete tavole che vi aiuteranno nel riconoscimento delle specie e nella conoscenza delle loro abitudini.
Osservate il massimo silenzio e frenate l'entusiasmo e la fretta, soprattutto quando camminate sulle cigolanti passerelle di legno che conducono ai capanni. Con un binocolo potrete scoprire la strabiliante bellezzza del piumaggio di un'alzavola o di un martin pescatore, la grazia dell'incedere di una garzetta o l'improvvisa fuga di una famiglia di gallinelle d'acqua all'apparire della sagoma di una falco di palude..
Il sentiero che conduce ai capanni è bordata da una lunga siepe, di essenze tipicamente mediterranee. Mirto, fillirea, lentisco, alaterno: tutte specie che assicurano un costante riparo e alimento per i passeriformi , nonchè copertura al visitatore per permettergli di scrutare nella zona B, la parte agricola della riserva, un territorio sicuramente più monotono ma di vitale importanza trofica per molte specie. Vi riposano regolarmente i sospettosi aironi cenerini, vi razzolano centinaia di pavoncelle, piccoli gruppi di invisibili chiurli e (quando ci sono) le oche selvatiche, con frequenti sorvoli di Albanelle.
Arrivati all'ultimo capanno, nei pomeriggi invernali spesso ci sorprende uno struggente tramonto tra voli di eccitate anatre che iniziano a sorvolare gli stagni, e sale in noi forte, la sensazione senza tempo di sentirci parte del più alto segno divino: LA NATURA.
A Presto!
|
|
|
|
|